Riforma Gelmini – Anche Sambuca reagisce

Anche a Sambuca parte la mobilitazione contro la riforma del ministro Gelmini. Giovedì, infatti, presso l’aula magna della scuola elementare si terrà l’assemblea dei genitori e dei docenti per confrontarsi sul futuro della scuola pubblica. Inoltre, tutti i docenti aderiranno allo sciopero che si terrà il 30 di ottobre.

9 Commenti

  1. Luned’ sono ritornato in piazza, la piazza vera, quella fatta di gente incazzata, che protesta per gridare il suo scontento contro gli abusi dei governanti, contro le leggi ammazza scuola del governo della destra fascista e confindustriale, il governo che a sambuca è supportato dai tanti tirapiedi della Giunta Maggio, da mafiosi e lazzaroni che si annidano nel PDL. Ho partecipato alla manifestazione organizzata dagli studenti contro le ultime leggi varate in materia scolastica, c’era tanta gente, giovani ma anche qualche pennellata di grigio, qualche barba, ho accompagnato alcuni miei giovani amici, Giovanni, Pietro, Alessia, Umberto a cui idealmente ho passato il testimone. Mmi sono trovato bene con loro a condividere vecchie e nuove emergenze, nuove proteste che sono le stesse dei miei anni della giovinezza. Sembra che il tempo sia passato invano se c’è qualcuno che vuole far ritornare indietro la scuola statale, farla dequalificare ancora di più con il risultato che le classi sociali meno abbienti perdano la possibilità di qualificare i loro figli, farli diventare classi dirigenti.
    Ci siamo stati bene a questa manifestazione io e Simona, noi “giovani” pensionati tra tanti giovani che gridavano il loro no alla ghettizzazione della scuola statale. I benpensanti, quelli che si sono fatti un neme rimestando nella politica, nella speudocultura storceranno il naso a leggere queste brevi note, sorrideranno e sorrideranno anche coloro che sono i servi del potere (tantissimi) ma pazienza, sopportemo anche loro.

    Salvatore maurici

  2. governo continua cosi

  3. Dl Gemini approvato al Senato
    Ma non si ferma la protesta
    L’aula di palazzo Madama ha dato il via libera al decreto che reca la firma del ministro dell’Istruzione Gelmini. I senatori del Pd e dell’Idv: “Ora il referendum”. Fuori migliaia di manifestanti. Studenti aggrediti da ragazzi di estrema destra. Tre i feriti. Fermati 14 ragazzi del Blocco studentesco. Il ministro: “Fra una settimana il piano sull’università”. Manifestazioni in tutta Italia.

  4. sono manifestanti che non’hanno voglia di lavorare.

  5. Io a questo punto una domanda me la farei:
    ma se studenti , genitori , insegnanti (di scuola elementare , media , superiore ed università) si mobiltano in questo modo (si parla di milioni di persone sparse in diverse città) un motivo ci dovrà pur essere , oppure è tutta gente incompetente , deficiente e che non ha voglia di lavorare ?

  6. Non so chi sia questo Angelo…un angelo sicuramente! un gran lavoratore, uno che lavora per se e per coloro che manifestano e con’è noto a tutti, Angelo compreso, sono degli scansafatica.
    Lui ha cpito tutto della vita!
    Lavoro??! disprezzo per gli altri, insulti per tutti quelli che non hanno abbandonato nei pub il cervello e il desiderio di pensare positivo.

  7. salvatore , nonso chi sei ne che lavoro fai ma una cosa e certa che di filosofia ne sai .

  8. La scuola italiana e la scuola degli altri paesi europei
    Francesca Gobbo, Università degli Studi di Torino
    Qualche anno fa ho pubblicato una antologia, Le scuole degli altri (Gobbo a cura di, 2006, SEI, Torino), dove alcuni colleghi europei riflettono criticamente sulle riforme scolastiche attuate nei loro paesi negli ultimi 20 anni. Lo scopo era di porre in prospettiva comparata la riforma italiana varata durante il precedente governo di centro-destra, esaminando le ragioni addotte per le trasformazioni del sistema scolastico italiano attraverso gli sguardi critici e riflessivi rivolti da studiosi dell’educazione alle scuole riformate di Gran Bretagna, Svezia, Francia, Germania e Romania. Le sintesi che ho elaborato per questo documento sono perciò tratte dai capitoli di quei colleghi.
    Il “filo rosso” che in Europa attraversa le decisioni politico-educative di riforma, e che fino ad un certo punto le accomuna, è “globalizzazione”. Come ben sappiamo (e verifichiamo quotidianamente), di globalizzazione parlano attualmente con disincanto anche coloro che fino a poco prima la sostenevano con convinzione (ma questo non vuol dire che della globalizzazione non si debba tener conto tuttora). Tuttavia, tra la seconda metà degli anni ottanta e i primi anni del nuovo secolo, essa favorisce (e al tempo stesso esige, per il suo stesso significato e dimensione produttiva) credenze culturali e strategie educative che spostano il senso del mondo dalla dimensione pubblica a quella individuale.
    Per quel che riguarda l’Inghilterra, la riforma Tatcher del 1988 istituirà il curricolo nazionale, il monitoraggio degli insegnanti e dell’attività delle scuole, la formazione di graduatorie delle medesime così che le famiglie possano scegliere, verbo che caratterizza il “clima” sociale e politico del tempo. Tale riforma mette in discussione la professionalità degli insegnanti, riducendone drasticamente l’autonomia educativa fino a quel momento garantita (soprattutto dal partito laburista) attraverso l’introduzione di riforme centralistiche e quasi di mercato che sono giustificate dal processo di de-industrializzazione e di contemporaneo rafforzamento della multinazionalità industriale, dalla crisi della fiscalità generale, dalla logica del mercato e dalla cultura del cosiddetto post-moderno (che si rafforzerà con la fine degli stati comunisti), il dogma della competitività, e la limitazione della centralità nazionale (anche per l’importanza crescente dell’Unione Europea). Il Labour non ha provocato svolte significative, ma confermato i programmi nazionali standardizzati, la necessità di capacità manageriali dei dirigenti scolastici, e quella dell’apprendimento continuo, favorendo “lo spostamento dall’eguaglianza di opportunità … alla diversità e differenziazione come principi organizzativi dell’offerta educativa”. Diversità e differenziazione qui significano richiesta (e aspettative) alle scuole di migliori prestazioni per poter essere più competitivi sul mercato internazionale da parte di famiglie, politici e imprenditori, mettendo in secondo piano (ma non a livello di ricerca e di dibattito tra gli studiosi) la questione dell’equità e della connessione tra rendimento scolastico e appartenenza sociale.
    La retorica della realizzazione individuale grazie alla possibilità e al ventaglio delle scelte si ritrova anche nell’analisi critica della riforma scolastica svedese. In Svezia, essa privilegia le risorse delle persone e in particolare la loro disponibilità a cambiare – quella che correntemente si definisce flessibilità – per rispondere alle ragioni dell’economia cui il sistema scolastico svedese alla fine degli anni ’80 non avrebbe dato indicazioni efficaci. Al contrario, occorre ora favorire il protagonismo e la responsabilità individuali di studenti e famiglie rispetto alla formazione e al futuro, e la differenziazione di carriera per gli insegnanti, legata al merito e ai risultati scolastici. Si tratta di risposte ai cambiamenti sociali, produttivi e politici derivanti anche dalla crescente mobilità della popolazione che richiede competenze spendibili al di fuori dei confini nazionali. La riforma stabilisce condizioni per uno stile e un’organizzazione del lavoro scolastico che valorizzano obiettivi individuali, capacità manageriali nei dirigenti, decentramento e competitività delle scuole, autonomia degli studenti e delle famiglie. L’accento è posto sul sapere come strumento e merce, mentre la relazione tra rendimento e appartenenza sociale, etnica e di genere appare depotenziata a livello pubblico e politico, le scuole rimangono luoghi di riproduzione sociale, poiché la retorica della scelta non è sostenuta dall’informazione necessaria a realizzarla, e la nozione di “bene comune” sembra ridursi alla somma delle realizzazioni e miglioramenti individuali,.
    In Francia è molto viva la riflessione sulla misura in cui la legislazione scolastica, che mira a realizzare sia la giusta competizione sia l’uguaglianza delle opportunità, favorendo il merito e la mobilità sociale. Le ricerche al proposito non permettono di essere ottimisti: le riforme che aprono l’accesso generalizzato alle scuole secondarie superiori, e l’intervento sui curricoli non riescono ad incidere sul peso che l’appartenenza sociale continua ad avere. Il numero di iscritti ai licei è cresciuto, ma le differenze tra i diversi tipi di diploma solleva la questione se il problema abbia origine nelle famiglie e nell’ambiente oppure nell’organizzazione e nella cultura scolastica. Gli anni di studio si sono allungati, la frequenza alla scuola materna è generalizzata (particolarmente nelle ZEP, zone di intervento educativo prioritario, spesso le banlieux). La scuola tuttavia appare debole, e le diverse riforme non sembrano in grado di irrobustirla, tanto più che le famiglie meglio informate e più preparate culturalmente richiedono che siano formate classi omogenee, scelta che a sua volta produce classi omogenee per gli studenti di status basso e spesso di origine straniera. La conclusione è che le disuguaglianze scolastiche e sociali persistono, spostandosi grazie all’espansione del sistema scolastico, e che la riduzione delle disuguaglianze sociali conta di più delle riforme scolastiche per una effettiva democratizzazione della società. In Francia le scuole non sono propriamente autonome, ma hanno margini di manovra rispetto ai contenuti e alla composizione delle classi, alle iniziative didattiche ed educative per gli studenti in difficoltà. A livello nazionale l’investimento è sulle “buone pratiche” e sulla formazione degli insegnanti, piuttosto che sui risultati degli studenti. Diversamente che nel Regno Unito, le valutazioni dell’attività scolastica non sono rese pubbliche, ma utilizzate per migliorare la didattica anche se troppo spesso non si tiene conto del già menzionato “effetto istituto” e dell’influenza del contesto classe. Decidendo in tal senso, si vuole evitare conflitto tra scelte delle famiglie e leggi di mercato, limitando la possibilità di queste a condizionare gli obiettivi scolastici e educativi. La valutazione degli insegnanti è collegata anche in Francia allo stipendio e alla progressione di carriera, con l’introduzione di criteri di merito e differenziazione nel corpo insegnanti, ma questo non indicherebbe che le ragioni della produttività e del mercato si sono insediate fermamente nello spazio scolastico.
    Il sistema scolastico tedesco è plurale e costoso, ma risponde all’obiettivo di evitare ogni possibile uniformità dell’ambito culturale e scolastico, come avvenne invece durante la dittatura nazionalsocialista. Quali sono i suoi aspetti specifici e problematici? Bassa disponibilità delle scuole a innovare, però mitigata dalla capacità di cambiare in risposta alla pressione dei processi di sviluppo economico e alle trasformazioni della vita e cultura quotidiana, il carattere multiculturale delle scuole e la conseguente complessità della loro gestione, la precoce canalizzazione delle potenzialità di apprendimento giovanile nei diversi indirizzi scolastici, il sempre meno attraente mestiere di insegnante, l’eterogeneità dei bisogni formativi dei giovani, la persistente tendenza degli insegnanti a percepirsi come dipendenti pubblici, nonostante la maggiore autonomia e responsabilità loro assegnata.
    La radicale riforma del sistema scolastico rumeno fa invece parte del processo di democratizzazione e modernizzazione in quel paese dopo la fine del comunismo, e ha comportato la rielaborazione dei libri di testo e dei programmi, il rinnovamento dei curricoli, l’introduzione di nuove tematiche e metodologie educative, il decentramento del sistema scolastico, la formazione continua, la promozione di una cultura del merito e della competitività, la scelta della managerialità scolastica. Strettamente intrecciate a questa riforma, l’adesione alla Unione Europea (con l’adeguamento al quadro legislativo europeo e internazionale), la globalizzazione, il processo di transizione economica e produttiva, da un lato. Dall’altro, i problemi educativi legati alla condizione delle minoranze, il mancato avvio della formazione degli insegnanti, la persistenza della vecchia burocrazia, la differenziazione tra le diverse aree del paese, diversamente finanziate, e le loro scuole, il permanere della disuguaglianza scolastica.
    http://www.bdp.it/euridyce/index.php

    LIBRERIA FELTRINELLI
    via Manzoni 12, Milano
    (metro 1 Cordusio e Duomo, 3 Monte Napoleone; tram 1, 2)

    LA SCUOLA ITALIANA E
    LA SCUOLA DEGLI ALTRI PAESI EUROPEI

    Video
    Filmato da La classe – Entre les murs di Laurent Cantet
    Intervento
    Francesca Gobbo – Professora ordinaria di Pedagogia interculturale e Antropologia dell’educazione nell’Università degli studi di Torino
    Esperienza
    Elena Miglietta – Maestra di sostegno alle elementari, di Retescuole
    Musica
    Compagno di scuola di Antonello Venditti
    Moderatore
    Leone De Vita (Cooperativa Chico Mendes).

    L’ingresso è libero fino a esaurimento dei posti disponibili.

  9. LETTERA APERTA ALLA DOTTORESSA GELMINI
    MINISTRA DELLA REPUBBLICA IN QUESTO GOVERNO BERLUSCONI, ANNO DOMINI 2009.

    Dottoressa Gelmini,
    chi Le scrive è un ex insegnante, ex operaio, ex funzionario di un ex Ente di Stato; persona che ha avuto, e vorrebbe continuare ad avere, fiducia nelle Istituzioni, nelle persone; soprattutto in quelle che ci debbono governare affinché il nostro amato Paese possa migliorare sempre più, a distinguerci da tanti altri Paesi; come ci è testimone una lunghissima edificante storia. Infatti, essere Italiani, è stato un grande orgoglio e immenso amore.
    Chi Le scrive, Ministra, è un ex sotto tanti aspetti: anche ex giornalista – cioè non più iscritto all’Albo -, ma è ancora un cittadino Italiano; una persona che non ha ancora perduto quelle capacità intellettive che gli danno la possibilità di capire, ancora, tante cose. E anche, e soprattutto, colui che Le scrive è principalmente un genitore, un padre! E come padre, appunto, ha tutto il dovere di far sentire la sua voce, per ciò che può rappresentare, in un momento come questo che l’Italia sta attraversando, e che – molto probabilmente – passerà alla Storia come una delle parentesi più brutte e infauste che abbia colpito tanta Illuminata e Splendida Nazione.
    Patria del Diritto, della Letteratura, della Poesia e della Pittura, della Scultura e della Musica, dell’Architettura e della Ingegneria più avanzata: Patria di Grandi Uomini e di Grandi Popoli! In due parole: Patria delle Arti!
    Un Paese, un piccolo Paese, che ha saputo creare, quasi dal nulla, ciò che tutto il Mondo ci invidia: Tutto!
    Il sottoscritto, in questo contesto, vuole essere non soltanto voce di se stesso, ma anche di quei tanti Italiani, di quei tanti genitori, padri e madri, di quei tanti giovani precari che, dopo anni di fedeli servitori dello Stato, in cambio di un veramente misero stipendio, da fame o quasi, secondo quello che si prevede, potrebbero rimanere senza lavoro: magari dopo essersi sposati, contratto mutuo per comprare casa e, magari, messo al mondo dei figli.
    La prego Ministra, La prego dottoressa Gelmini, si soffermi un po’ di più su quest’ultimi due righi!
    Non so se Lei è mamma, e nel caso in cui ancora non lo fosse, ci si senta, si sforzi di pensare di esserlo, in modo che possa capire meglio. Ricordi sempre che “Bon tempu e malu tempo ‘un dura tuttu tempu!” (Buon tempo e maltempo non durano per sempre); oggi a me domani a te; non fare agli altri ciò che non vorresti per te; l’arvulu pecca e la cima ricivi (l’arbero commette la colpa e le fronde ne piangono le conseguenze): sagge parole che vengono fuori da millenni di esperienze!
    Ecco allora, dottoressa Gelmini, cosa Le chiede questo genitore, e assieme a lui tantissimi altri sicuramente: provi a riflettere ancora meglio, di più e con insistenza, su ciò che sta facendo quale Ministra alla Pubblica Istruzione; si prenda una vacanza di qualche giorno per stare lontano da tutti e da tutto ciò che non Le consente di meditare: e mediti!
    Pensi al Suo futuro… e a quello di tantissime persone, di moltissime famiglie; a quelle moltitudini di giovani che non potranno coronare i loro sogni, alle case che non potranno avere, ai figli che non potranno generare, alle scuole, alle università che non frequenteranno, ai lavori che non potranno intraprendere, alle intelligenze che non daranno mai frutti; all’ostacolo del Progetto Divino: “Fatti non fosti a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza.”
    Cosa che, purtroppo, se si dovesse continuare su questa scia, Lei e il Suo Governo… non avrete permesso!
    I riflessi, gli effetti di ciò che voi state attualizzando – se Lei, malauguratamente, non riuscisse a fermare tale malvagio progetto – ricadrebbero su tante generazioni che la maledirebbero secula seculorum.
    Non permetta che ciò accada! Non si giochi l’anima, La prego!
    Lei si sta mettendo contro milioni di persone, di cittadini di oggi e di domani, non di semplici individui.
    Poi, Le m’insegna che la storia si ripete, e la nemesi storica è sempre inesorabile: trascina davanti a sé persone e progetti, stritolando e ammucchiando tutto e tutti; proprio come un Bulldozer coi detriti e i massi, senza alcun rispetto né per gli uni, né per gli altri!
    Se poi, corsi e ricorsi storici fanno parte di un ampio progetto Divino, non ci resta che dire amen. Ma non credo che sia questo il caso!
    Ma se siamo liberi da condizionamenti Celesti – così come ci è stato detto – bisogna reagire di fronte ai progetti malvagi, affinché non vengano fatti i giuochi di alcuno in particolare; bensì adoperarsi al massimo delle proprie forze, per un bene più grande e per il bene di tutti!
    Portare ancora avanti il progetto che La sta vedendo altamente impegnata in questo momento, La pone di fronte a come Lei passerà alla storia, a come sarà ricordata dai posteri, con fama tanto ma tanto più grande di quella toccata al grande Giovanni Gentile, Suo eccellente predecessore. Ma credo di poterLe assicurare che non sarà la stessa cosa!
    Lei, Ministra, se solo volesse, potrebbe stravolgere gli eventi: basterebbe dire, davanti alle telecamere che non Le mancano: “Amati connazionali… vi annuncio che, da oggi, rinuncio all’impegno che, ahimé, avevo assunto davanti al Governo e al popolo; sono nettamente contraria al progetto che stavo portando avanti riguardo a quella scuola che il Mondo tutto ci invidia, e che io personalmente non voglio contribuire a distruggere.”
    Si affacci alla finestra del Suo ufficio, guardi la gente felice che l’applaude, che La sta osannando per le strade.
    Che importanza può avere il giudizio di Berlusconi nei Suoi confronti; se sta dicendo in diretta Tv che aveva mal riposto in Lei le sue aspettative; che è una traditora e che ha già pronta la persona che La sostituisce?
    Lei ha permesso un miracolo! Lei è stata lo strumento di Dio, affinché non si realizzasse l’opera di Satana sulla Terra!
    Non si preoccupi più dell’altro: Lei ha dalla Sua parte Dio e il Popolo.
    Si continuerà a parlare di Lei in un ricordo perpetuo delle generazioni a venire che la benediranno secula seculorum!

    Non credo sia giusto, né corretto infierire nei Suoi riguardi, penso bensì opportuno pregare Iddio affinché La illumini e Le tracci la corretta strada.

    Cordiali saluti e auguri

    Angelo Pendola

    Sambuca di Sicilia, 14 febbraio 2009


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